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    Rivista diretta da Salvo Bella
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Chiara Poggi, assassinata a Garlasco da Alberto StasiDietro gli attacchi alla memoria di Chiara Poggi, alla condanna mediatica dell’indagato Andrea Sempio e alle celebrazioni per la presunta innocenza dell’assassino Alberto Stasi non possono che esserci interessi reconditi. Mai una guerra mediatica insulsa era stata scatenata per tentare di scardinare una condanna definitiva per omicidio.

Tuttologi abituati a fare i bellimbusti nei piccoli schermi si arrampicano sugli specchi per spiegare, come da probabili copioni, che uno scontrino di parcheggio acquisito molti anni fa da chi indagava smentirebbe clamorosamente Sempio; e ancora che sua sarebbe l’impronta di una mano su una parete in casa Poggi e sarebbe una prova schiacciante di colpevolezza dell’indagato, quasi che un assassino in quello scempio di sangue fosse volato anziché passarci sopra come fece Stasi e hanno ricostruito investigatori e giudici.

Non sono da meno i tuttologi – non dico i colleghi giornalisti - della carta stampata. L’informazione viene arricchita da dichiarazioni univoche di legali, in primo piano con interviste scritte o visibili nei salotti, salomoni col ruolo di annuire pur dicendo di non sapere, quasi che le “notizie” tarocche ad effetto vengono passate dietro le quinte ai media da fantasmi. Pronti a scommettere che Chiara Poggi sia stata assassinata da un killer per impedirle di parlare su attività pedofile in santuario, tacendo che l’assassino definitivamente condannato collezionava in un computer, come risulta da sentenze passate in giudicato, materiale pedopornografico.

Annichilirebbero gli antichi maestri di cronaca e forse si rivoltano nelle tombe a sentire o leggere le fantasticherie disgustose contro l’innocente vittima Chiara Poggi, se non anche quelle su antidiluviani riti satanici e/o congreghe di pedofili col saio. Orrore!

Per arricchire di piccante gli scoop si lanciano sospetti sulle cugine della vittima, arrivando a studiare se fosse amovibile oppure no l'ingessatura che una di loro portava a una gamba; e, non bastando, più ancora alzando il tiro descrivendo Chiara come una ragazza leggera e di facili costumi: menzogne insulse, senza pudore e rispetto.

Una Procura può avere il dovere di svolgere indagini, ma ha anche quello di non sorvolare sulla diffusione di notizie coperte da segreto istruttorio e su altre irreali che le vengono attribuite a uso di ascoltatori e lettori morbosi.

Detto da un cronista, come sono, che per oltre mezzo secolo si è occupato di delitti può sembrare insolito; e purtroppo lo è assai, in un contesto sociale nel quale l’informazione tende ad attrarre con titoli e frasi ad effetto pescando nel torbido e inventandone dove non ce n’è. Chi si dissocia rischia, partono via Facebook le minacce degli scalmanati. Altro orrore.

La confusione però può servire, eccome, a chi spera che col tempo nessuno paghi, come se Chiara non fosse stata uccisa da un diavolo in carne e ossa che la conosceva assai bene. Gli spot fanno aumentare vendite e ascolti e determinare incassi, sono pubblicità. Accade pure perché è risaputo che se in futuro la carcerazione fin qui subìta dall’assassino Alberto Stasi risultasse ingiusta ci sarebbero da incassare cospicui quattrini; non bazzecole, ma grana che scatena appetiti assai più del desiderio di giustizia.

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