Nicola Gratteri e l’altissimo valore degli agentii di scorta

Il Procuratore della Repubblica Nicola Gratteri è uno dei magistrati italiani più a rischio. Un suo incontro con giovani ha messo in evidenza l'altissimo valore degli agenti di scorta, sul quale scrive l'autore di questo articolo. Gratteri ha dedicato ai ragazzi il suo recente romanzo "Senza scorciatorie. Una storia per dire no alle ingiustizie" (Mondadori), scritto con Antonio Nicaso.

Venerdì 9 maggio sono andato all’Università per assistere alla lezione tenuta dal dottor Nicola Gratteri.
Il dottor Gratteri, come noto, vive da anni sotto protezione poiché condannato a morte dai mafiosi, motivo per cui gli è stata assegnata una scorta.
Prima che tutti noi potessimo accedere all'aula sono entrati i ragazzi della scorta per verificare che fosse tutto in ordine. La lezione è durata circa tre ore, durante le quali in queste persone sono rimaste ferme, in piedi, senza poter andare neppure in bagno, attentissime a verificare ogni singolo movimento che avveniva dentro l’aula e, alla fine della lezione, quando ci siamo approssimati al dottor Gratteri, si sono avvicinati anche loro per verificare che nessuno di noi fosse animato da cattive intenzioni. Lo hanno fatto con discrezione, con tatto, senza impedire a nessuno il contatto.
Al termine di questa giornata il mio primo pensiero è stato per loro.
Prima di entrare in Polizia o nell’ Arma dei Carabinieri - giustamente, doverosamente - si effettua un corso che serve a valutare chi è idoneo e chi non lo è, si viene addestrati per imparare a svolgere al meglio questo mestiere, vengono selezionate le persone ritenute idonee a svolgere questo compito. Chi viene selezionato per il reparto scorte è pienamente consapevole che dovrà prendersi eventualmente una pallottola al posto della persona di cui si diventa angelo custode.
Da privato cittadino quale sono posso solo immaginare l’impegno, la fatica e, soprattutto, la tensione di queste persone, il senso di responsabilità che le pervade sapendo che potrebbero trovarsi ad affrontare una minaccia armata e che potrebbe arrivare da ovunque e in qualsiasi momento.
Impossibile svolgere al meglio questo mestiere se non c’è, alle spalle, un lungo e duro addestramento sul piano fisico, su quello tecnico e, soprattutto, sul piano psicologico: devi tutelare la persona oggetto delle minacce senza impedirgli di fare il suo mestiere. Ed è chiaro che il reparto scorte lavora per consentire al dottor Gratteri di poter svolgere il suo, nell’ intrresse della collettività, e quindi anche nel mio. A costo della propria vita.
Queste considerazioni mi inducono a comprendere perfettamente, sino in fondo, l’altissimo valore di queste donne e uomini: sia sul piano professionale che umano; l’impegno, la fatica e lo stress derivanti dall’enorme responsabilità e, generalmente, per quattro spicci. Ed è esattamente in tutto ciò che si misura concretamente il senso dello Stato. Dove, come e quando si può toccare con mano il significato di Stato? In un caso specifico come questo: effettivi delle FFOO - cioè donne e uomini di Stato - che mettono a rischio la propria esistenza per consentire ad un magistrato - cioè ad rappresentate di un organo costituzionale: quindi lo Stato - di potere svolgere le sue funzioni a cui è chiamato dalla Costituzione e dalla legge, a volte anche all'interno dell'università, il luogo dove si formano i cittadini del futuro.
Quando devi difendere una persona minacciata da un’associazione a delinquere di stampo mafioso, stai cercando di salvare la vita ad una persona finita nel mirino dei professionisti del crimine, in grado di poter disporre di armi militari. Non stiamo parlando di piccola delinquenza o microcriminalità, ma di soggetti di elevato spessore criminale che trattano con assoluto disprezzo la vita umana.
Per questo motivo desidero condividere, con chiunque leggerà queste righe, la mia illimitata stima per queste persone meravigliose, che dedicano la loro esistenza alla salvaguardia di una vita umana, anche nel mio interesse di libero cittadino.
Se fosse un programma televisivo si potrebbe spiegare così: a fronte del conduttore televisivo, il volto noto ai telespettatori, andando dietro le quinte vedremmo muoversi molte altre persone, ai più sconosciute, senza il cui lavoro le trasmissioni non potrebbero andare in onda. Grazie per il lavoro che fanno. Di cuore.
MATTEO BETTINI, nato a Bologna nel 1979, cittadino attivista da sempre in prima linea in favore della legalità, scrive per diverse testate.









