Ombre e sfascio sull'omicidio di Garlasco
Dal sospettato a vita alle accuse per chi indagò

Andrea Sempio vittima di un sistema di pesca a strascico con regole astruse. Bufala della revisione impropria del processo: non può annullare la sentenza definitiva di condanna di Alberto Stasi
Ombre inquietanti si addensano sull’omicidio di Garlasco, a oltre diciotto anni dall’omicidio di Chiara Poggi e a dieci dalla condanna definitiva di Alberto Stasi per l’orrendo delitto. La nuova inchiesta aperta a Pavia presenta aspetti critici: è in corso infatti una revisione del processo, impropria perché mai autorizzata e addirittura negata più volte; Andrea Sempio è nuovamente indagato per l’omicidio come se fosse un sospettato a vita, essendo già stato prosciolto due volte; in procedimenti separati si incolpano il magistrato e carabinieri che indagarono a suo tempo.
Una congettura priva in gran parte di fondamento
L’inchiesta, com’è noto, riesamina il caso dall’inizio, sviluppandosi attraverso sopralluoghi, perquisizioni, interrogatori e perizie, tendenti a verificare la bontà di ricostruzioni, interpretazioni e risultati che, nel contraddittorio delle parti, erano ormai consolidati. Ciò rischia di vedere oggi curiosamente contrapposte sedi diverse di reparti specializzati dei carabinieri (Ris), una che indagò subito dopo il delitto attraverso prelievi originali e l’altra, oggi, chiamata illogicamente a pronunciarsi solo attraverso ciò che di ogni impronta è rimasto in pellicole, stampe fotografiche e referti di laboratorio: ciò sostenendo che gli strumenti attuali consentano accertamenti più dettagliati, con una congettura priva in gran parte di fondamento.
L’accusa vuole un alibi quando non ha elementi da far valere
Altra questione sorprendente è quella di Andrea Sempio: due volte era stato indagato senza che ci fossero elementi a suo carico che potessero vederlo coinvolto nell’omicidio; e sistematicamente prosciolto in istruttoria. Già era curioso che entrasse nel mirino sol perché una settimana prima dell’omicidio aveva telefonato a Chiara Poggi per cercare il fratello della giovane, del quale era amico e assiduo frequentatore. Come a volte accade in modo assai improprio, si richiedeva che fosse Sempio a provare che nel momento del delitto non si trovava a Garlasco ma altrove; ma di certi metodi non c’è da stupirsi, perché appunto si ripetono quando l’accusa non ha elementi da far valere, perché se ne avesse basterebbero quelli per una valorizzazione adeguata nelle fasi del procedimento.
Ributtare un cittadino nell’occhio del ciclone
Ora Sempio è indagato per la terza volta, vittima di un sistema astruso che permette di rifare le stesse indagini di prima pur senza che siano frattanto emersi elementi significativi nuovi e diversi. Ciò non si spiegherebbe se la procedura penale non obbligasse il pubblico ministero a indagare comunque in presenza di una nuova denuncia, com’è appunto avvenuto in questo caso. Non vengono meno, però, i dubbi sull’opportunità di ributtare il cittadino nell’occhio del ciclone, con conseguenze gravi sulla reputazione e sulla vita relazionale.
Il segreto istruttorio è diventato ormai carta straccia
Si susseguono divagazioni, suggestioni, dibattiti e annunci divinatori di prossimi sviluppi da parte di chi ripete di non sapere nulla. L’opinione pubblica è divisa. Perché avvocati impegnati per conto delle parti coinvolte si espongono nei salotti televisivi? I periti dell’accusa chiedono mesi di tempo per la consegna delle relazioni al magistrato, ma di giorno in giorno filtrano “indiscrezioni” come se fosse una bazzecola. Che ne è stato del segreto istruttorio? Carta straccia.
Capovolgimento non solo della logica ma pure del diritto
Il caso Garlasco è esempio eclatante di uno sfascio della giustizia. Che dire di arresti o indagini su chi aveva indagato e persino delle accuse infamanti all’ex procuratore Mario Venditti? L’incredibile supposizione è che abbia preso soldi per chiedere in passato il proscioglimento di Andrea Sempio in istruttoria, quasi che senza trarre utili non avrebbe dovuto farlo, ma, anzi, avrebbe dovuto chiederne il rinvio a giudizio pur in mancanza assoluta di elementi; un capovolgimento non solo della logica ma pure del diritto. Ma ci sono sospetti, si dice, su militari della polizia giudiziaria alle dipendenze della Procura perché fedeli a Venditti, quasi che avrebbero dovuto non esserlo: un plauso a chi lo pensa?
Non occorre essere simpatizzanti di Sempio o di Venditti o dei carabinieri per rendersi conto che è montata una bufala, perché quando scappa il filo di un gomitolo si fatica a riavvolgerlo e causa grovigli imprevedibili e pericolosi; nei quali, nel caso di Garlasco, si trovano impigliati soggetti a caso, come nella pesca a strascico: si prendono pesci per nulla interessanti, mentre si rimette al largo l’esemplare giusto che era stato in precedenza catturato, vale a dire, per questo omicidio, l’assassino condannato con sentenza definitiva.









