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    Rivista diretta da Salvo Bella
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Foto di Freepik (www.freepik.com)Dietro gli occhi dei ragazzi che si armano di pistole e coltelli, uccidendo, si celano disagi incancreniti, brutture e dolori che la società non riesce a lenire.

Le cronache continuano a registrare fatti di sangue commessi da minori, che generano diffuso allarme. La strage di pochi giorni fa a Monreale, con tre giovani ammazzati da coetanei come se fossero animali, suscita orrore e sdegno, ma le violenze non conoscono limiti geografici, essendo diffuse senza differenze dalla Lombardia alla Sicilia. Elemento in comune in questi crimini è il movente banale, per liti che fra persone normali si limiterebbero a un battibecco invece di sfociare nel sangue. Perché accade tutto ciò?

Il preoccupante degrado di ambienti urbani e familiari 

I protagonisti proliferano in ambienti urbani o familiari problematici, con sogni distrutti, e per sentirsi a loro modo vivi si aggregano in branchi in cerca di approvazione. Le immagini di vite altrui perfette si scontrano con la monotona realtà quotidiana, di noia e aspettative insoddisfatte.

Il libro “Ragazzi che sparano. Viaggio nella devianza grave minorile” di Giacomo Di Gennaro e Maria Luisa Iavarone (Franco Angeli editore) ha analizzato nel 2023 l’inquientate fenomeno, con l’area metropolitana di Napoli prima in Europa.

Rapporto allarmante di 35 anni fa all’Antimafia

Già 35 anni fa il giornalista Salvo Bella aveva lanciato l’allarme col suo “Rapporto su mafia e crimine a Catania”, una indagine affidatagli dalla Commissione Parlamentare Antimafia su suggerimento del generale Ambrogio Viviani, che era stato comandante della Folgore e aveva rapporti di conoscenza personali con l’autore.

Nel documento, presentato il 2 aprile 1990 e numerato agli atti XXIII n. 17 bis, Bella scriveva: “Molti, col padre in carcere, non frequentano nemmeno la scuola dell’obbligo, vengono proiettati nella strada, hanno rapidamente l’esigenza di guadagnarsi da vivere, o per aiutare la famiglia ad andare avanti oppure per tentare di emulare i coetanei di famiglie benestanti. C’è un esercito di bambini e ragazzi sfruttati illegalmente nel lavoro nero di garzoni o venditori ambulanti di fazzolettini di carta e cerotti. Molti ben presto si ribellano”.

La distribuzione di fazzolettini è stata ormai sostituita da quella delle droghe, con l’inserimento in contesti criminali a rischio assai elevato poiché dominio della malavita organizzata; e i climi conflittuali sono dei più aspri.

Ma che dire di quei giovani, moltissimi, che si armano e sparano pur appartenendo invece a famiglie benestanti? Su questi temi si dovrebbe seriamente intervenire; ma non sono possibili illusioni, perché la prevenzione è assai più difficile della prevenzione, che va fatta con l’insegnamento e migliorando possibilità e centri di sana aggregazione sociale; a partire dallo sport, per il quale mancano strutture e quelle esistenti sono ancora usufruibili da pochi privilegiati.

 

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