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Stretta nella lotta alle mafie

Le riforme della giustizia, dalla Cartabia a quelle che il governo si appresta a introdurre, comporterebbero una stretta nella lotta alle mafie. Il confronto fra politica e magistrati continua a essere duro; e il procuratore Nicola Gratteri parla di disastro, lanciando l’allarme per ciò che sta accadendo nello svolgimento di indagini e dei processi: rischi diffusi di impunità ma anche di limitazioni alle garanzie degli imputati.

Le modifiche alla normativa sono orientate a snellire i procedimenti penali e ad abbreviarne i tempi. Allo scopo di raggiungere quegli obiettivi, nel 2022 è entrato in vigore il decreto legislativo che porta il nome di Marta Cartabia, all’epoca ministro nel governo tecnico presieduto da Mario Draghi. Fra le novità, non si può più procedere d’ufficio, ma solo se viene presentata una querela dalla persona offesa, per diversi reati, come truffa e lesioni personali.

In forte aumento le truffe, vittime soprattutto gli anziani

Vero è che molti processi sono stati in tal modo evitati, ma le truffe sono aumentate in misura allarmante: nel 2024 solo i casi di quelle commesse online ed esaminati dalla polizia giudiziaria sono stati 18.714, il 15 per cento in più rispetto ai 16.325 del 2023; e le somme sottratte son passate da 137 a 181 milioni di euro, con un notevole aumento del 32 per cento. L’incremento delle denunce, limitando il conteggio alle truffe e frodi informatiche (302.000 nel 2023) è stato addirittura del 42 per cento rispetto al 2019.

Sono dati non sottovalutare, trattandosi per di più di odiosi delitti che colpiscono in particolar modo persone di età avanzata, con rilevanti danni psicologici e patrimoniali; tant’è che quest’anno il governo, riparando almeno in parte precedenti scelte sbagliate, ha introdotto il reato di truffa aggravata nei confronti di anziani, perseguibile d’ufficio e punibile con pene da due a sei anni di carcere e una multa fino a tremila euro.

Difesa a oltranza del potere anche con effetto retroattivo

Con cosiddetta Legge Nordio è stato abrogato l’anno scorso il reato di abuso d’ufficio, suscitando polemiche. Non sono più punibili, innanzitutto, le condotte di abuso del pubblico ufficiale o dell’incaricato di pubblico servizio da cui derivi un vantaggio patrimoniale. La norma ha avuto scandalosi effetti retroattivi, cancellando addirittura le sentenze di amministratori pubblici che erano stati già condannati.

Decisioni di questo genere vengono interpretate come una difesa a oltranza del potere. Se ne dolgono non solo i cittadini ma anche alti magistrati. "Dietro lo slogan della cosiddetta paura della firma - dice il procuratore Nicola Gratteri - si è inteso dapprima scudare tutte le condotte gravemente colpose che comportassero danno erariale e ora si intende bloccare se non annullare l'azione erariale sul territorio, aumentando le ipotesi di controllo sugli atti e stabilendo che ogni atto anche solo collegato a quello vietato comporti impunità. Tutto questo lascia i cittadini senza tutela”.

I limiti alle intercettazioni faranno abortire importanti indagini

Il governo pone ora forti limiti alle intercettazioni telefoniche disposte dai magistrati per perseguire gravi reati: un tetto massimo di quarantacinque giorni, oltre i quali si potrà andare solo in casi eccezionali difficilmente individuabili. “Si chiude il cerchio – commenta il procuratore di Napoli Nicola Gratteri - iniziato con la abolizione dell’abuso di ufficio. I cittadini non avranno tutela contro abusi e sopraffazioni”; e l’ex magistrato Federico Cafiero De Raho, oggi parlamentare del M5S: “Ci sono tanti reati gravi che senza intercettazioni non possono essere individuati e puniti, 45 giorni sono un periodo del tutto irrilevante. Il governo Meloni sta decidendo di dare un’immunità ai delinquenti”; e ancora Gratteri: "Reati anche gravi vengono scoperti dopo diversi mesi, perché non si riesce a trovare il bersaglio giusto - aggiunge - o perché in molti casi si raccolgono le prove dopo diverso tempo. Ed è una riforma anche incoerente perché se la legge fissa un termine di un anno e mezzo o due per indagare, non si capisce perché ci debba essere una tagliola per le sole intercettazioni. Evidentemente la finalità è un'altra: complicare l'acquisizione delle prove".

Dove si va con la discussa riforma della magistratura voluta dal governo

Il dibattito attuale è anche concentrato sulla riforma della magistratura voluta dal governo; e ha portato in tutta Italia a manifestazioni di dissenso da parte dei togati.

Così l’ANM in un comunicato: “L’Associazione nazionale magistrati esprime un giudizio fortemente negativo sulla riforma costituzionale dell’ordinamento giudiziario che non è una riforma della giustizia, che non sarà né più veloce né più giusta, ma una riforma della magistratura che produrrà solo effetti negativi per i cittadini. Da questa riforma emerge un disegno di indebolimento delle garanzie e dei diritti dei cittadini. La separazione delle carriere non risponde ad alcuna esigenza di miglioramento del servizio giustizia, ma determina l’isolamento del pubblico ministero, mortificandone la funzione di garanzia e abbandonandolo ad una logica securitaria, nonché ponendo le premesse per il concreto rischio del suo assoggettamento al potere esecutivo. In definitiva, è una riforma che, stravolgendo l’attuale assetto costituzionale e l’equilibrio tra i poteri dello Stato, sottrae spazi di indipendenza alla magistratura, riducendo le garanzie e i diritti di libertà per i cittadini”.

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