Addio a un anno di guerre, morti e distruzioni
Umanità allo sfascio nel 2025 fra atroci violenze e vigliaccherie
La politica mondiale dei più forti a dispetto delle libertà e del diritto. Nelle città sempre più in pericolo, continua il massacro di donne indifese
Il 2025 si chiude con un bilancio terrificante di vittime nelle guerre della striscia di Gaza e fra Russia ed Ucraina; distruzioni di massa alimentate da interessi di arricchimento che nessuno ci racconta, nonché da atteggiamenti pilateschi dei politicanti. In Italia intanto si sono accresciuti sempre più i pericoli per i cittadini ed è continuato il massacro di donne indifese.
Nessun valore agli ordini di cattura internazionali
Sul piano internazionale c’è stato uno scadimento delle libertà e del diritto. A cominciare dai conflitti bellici e genocidi non è stato attribuito alcun valore, come se fossero lettera morta, agli ordini di cattura a carico di Putin e di Netanyahu; anzi c’è stato il paradosso di un aguzzino libico catturato in Italia che è stato dal governo liberato e restituito alla Libia a nostre spese con un volo aereo di Stato: quasi incredibile ma vero, con motivazioni strambe che fanno accapponare la pelle e rivelano un andazzo succube di nessi oscuri.
Un’immagine rosea dell’Italia dilaga sulla scena mondiale grazie alle apparizioni quasi quotidiane di Giorgia Meloni in consessi a uso di telecamere; scene graziose o disdicevoli, a seconda dei punti di vista, con baci e abbracci che nessuno statista di una volta elargiva. A questo genere di affabulazione non è mai corrisposto un concreto tornaconto per gli interessi dei cittadini, tranne che non si vogliano considerare per esempio una ricompensa (sic!) i dazi che ci sono stati imposti dall’America di Trump, a dispetto di ammiccamenti e sorrisi.
Sulle guerre sono state spese vaghe parole, delle quali resta solo l’enfatica e discutibile linea di corse al riarmo e di continuare a spendere denaro pubblico e inviare armi all’Ucraina.
Limiti alle possibilità di manifestare dissenso e all’informazione
Le restrizioni alle libertà introdotte in America hanno avuto in Italia riflessi con una sorta di emulazione. Nell’ordinamento penale sono state aggiunte nuove fattispecie di reato che, pur finalizzate a perseguire comportamenti violenti, limitano le possibilità di manifestazioni di dissenso, anche sindacali.
Superano ogni immaginazione le restrizioni sempre più pesanti imposte all’informazione per l’accesso alle fonti; come quelle che hanno limitato ai magistrati la possibilità di ordinare intercettazioni telefoniche, con sollievo di politicanti ladroni che possono inventarne una al giorno per non essere scoperti.
Non è difficile comprendere che giornalisti e magistrati possono essere ritenuti nemici solo da governanti deboli e da chi nasconde scheletri nell’armadio.
L’ostentazione, in tal modo, del pugno duro non è servita ad alleviare la sensazione di paura nelle città, dove ci si sente sempre più in pericolo di subìre aggressioni e rapine; e continua il massacro di donne indifese, violentate di ritorno dal lavoro nelle metropoli all’uscita di stazioni metro e ferroviarie.
Tempi di attesa biblici per sanità e giustizia
E che dire di sanità e giustizia allo sfascio, con tempi di attesa biblici?
I processi si celebrano ormai giornalmente nelle trasmissioni televisive, con bla bla di sedicenti esperti che speditamente assolvono o condannano e dividono l’opinione pubblica fra innocentisti e colpevolisti, con facinorosi pronti a tirar fuori le spade e minacciare chi può pensarla diversamente.
Il 2025, dunque, si chiude con un bilancio bruttissimo. Ma dove si andrà?









