L’Italia ha in Europa il primato per autovelox, photored, velocar, telelaser e altre diavolerie: una trovata per fare incassi con sanzioni rapina, fatte passare per tutela della sicurezza nella circolazione stradale. Tra annunci di riforma del ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini - finora non mantenuti -, polemiche con i Comuni, questioni di omologazione di apparecchiature misteriose, sentenze di giudici di pace e della Cassazione, c’è una confusione enorme; e se qualcosa cambia sono i cittadini a pagare sempre di più.
In Italia risultano installati più di undicimila apparecchi di rilevazione automatica della velocità, contro i 7700 della Gran Bretagna, i 4700 della Germania e i 3780 della Francia: una differenza a dir poco strana.
Basta colpire la patente per scoraggiare gli scalmanati
Chi non rispetta nelle strade i limiti di velocità è punito giustamente con conseguenze sulla patente di guida, che vanno dalla decurtazione di punti alla sospensione e persino al ritiro. Questo sistema basterebbe da solo a scoraggiare gli scalmanati e ridurre il numero degli incidenti.
L’aggiunta della sanzione pecuniaria, peraltro salatissima, non frena in alcun modo i benestanti, disponibili a pagare pur di potere sfrecciare a 200 chilometri impipandosene dei limiti di velocità; ma costringe la maggior paarte degli autori delle infrazioni a indebitarsi e non ha nulla a che vedere con obiettivi di sicurezza. È d’altra parte risaputo che con le multe i politici hanno trovato un espediente per assicurare ai Comuni introiti che compensino la riduzione degli aiuti governativi.
Matteo Salvini: “Non ci può essere la giungla dell'autovelox”
Secondo il Ministero dell’Interno, nel 2022 le venti città principali (con in testa Firenze, Milano, Genova e Roma) hanno incassato 75.891.968 euro; l’incasso nell’anno precedente era stato invece di 46.921.290. La lievitazione del 61,7 per cento ha suggerito al ministro Matteo Salvini dichiarazioni contro la diffusione selvaggia di dispositivi anche dove non c’è motivo che stiano: “Non ci può essere la giungla dell'autovelox sospetto o fai da te montato, smontato, nascosto o coperto”: una bella mossa propagandistica alla quale tuttavia non sono poi seguiti atti opportuni, tranne un decreto curioso che è stato subito dopo ritirato.
A giungere è stata invece la mazzata introdotta nel Codice della Strada. Quest’anno la multa va da 42 a 173 euro per chi supera fino a 10 chilometri la velocità; da 173 a 694 fra 11 e 40 chilometri; da 543 a 2.170 fra 41 e 60 chilometri; da 845 a 3.382 oltre 60. La multa è aumentata di un terzo se l’infrazione è commessa fra ore 22 e le 7.
Marchingegni non omologati utilizzati per anni illegalmente
Questi marchingegni sono stati utilizzati per anni illegalmente, avendo i Comuni trovato sostegno in molti giudici di pace secondo i quali gli autovelox semplicemente “autorizzati” dovessero ritenersi anche “omologati”: interpretazioni assai alla leggera di norme spesso contraddette da circolari ministeriali di comodo.
A porre fine agli abusi è finalmente intervenuta il 23 gennaio scorso una sentenza della Cassazione: l’autovelox non omologato è un congegno pirata e non c’è circolare che possa far valere il contrario. Ecco perciò ora i pianti dei Comuni: da dove potranno trarre le entrate che verranno meno? Dall’installazione di ulteriori congegni, che peraltro porta al solito soldi a fabbricanti e gestori e chissà pure a chi altri, secondo gli andazzi mai cessati da Tangentopoli in poi. Palermo, intanto, non ha perduto tempo: la Prefettura, infatti, ha autorizzato nuove installazioni in città e in provincia, soprattutto dove il traffico è elevato per motivi di turismo.









