3-ANTIVIOLENZA Inchiesta di Salvo Bella e Gaetano Alemanni
Antiviolenza, troll nella mischia
Pseudo giustiziere e sproloqui sotto i fumi dell’alcool

Dalla difesa delle vittime agli atti persecutori. Coinvolta anche un’ex appartenente alle forze dell’ordine
Le donne vittime di violenza e tradite da strani sodalizi di “assistenza” trovano su internet sostenitrici scatenate che lanciano accuse di mafia, troll nella mischia che per i loro sproloqui si buscano querele e condanne.
I primi due articoli della nostra inchiesta soni stati apprezzati, benché le vicende raccontate solo sommariamente e a titolo esemplificativo abbiano spinto qualche lettrice a riconoscervisi senza alcun fondamento perché uno dei nomi di fantasia da noi utilizzati potrebbe corrispondere al suo; quasi che al mondo ci sia una sola donna che si chiama Francesca o in altro modo.
Critiche con correlazioni avventate: avanti il teatrino
L'inchiesta tende proprio a stigmatizzare la vastità delle casistiche che accomunano innumerevoli episodi di ingiustizie in danno di soggetti deboli, o comunque in situazioni di disagio sociale, che si sono affidati ad associazioni improvvisate e addirittura colluse con poteri forti del sistema, con intrecci che nella stragrande maggioranza dei casi, e per fortuna, sono balzati alle cronache. Le critiche all’inchiesta evidenziano, non a caso, questioni personali difformi da quelle da noi ricostruite e con le quali non c’è alcuna correlazione, come nulla è riferito direttamente alla moltitudine di soggetti intervistati, le cui storie sono preservate da qualsiasi condizionamento o manipolazione.
Ecco riproporsi il teatrino con commenti e scambio di messaggi fra comprimarie che da vittime assolvono o condannano atteggiandosi a prime donne ed esperte giuriste, confondendo capre e cavoli. Alle questioni di donne vittime di violenza e poi di antiviolenza si sovrappongono spesso, infatti, scorribande verbali anche feroci.
Non sempre le campagne di attacchi mediatici hanno però un’origine comprensibile.
Rifiuto di prestarsi a sporche macchinazioni
Fra le persone entrate nel mirino di troll c’è anche una articolista non del tutto estranea a questioni legate ad associazioni antiviolenza attendibili o fasulle.
Una collaboratrice di giornali era stata compulsata perché scrivesse degli articoli contro un’associazione per minori, in relazione con una ragazza che apparentemente pubblicava invettive contro la madre attraverso una pagina Facebook; ma solo apparentemente, perché a scriverle sotto falso nome erano altre persone che, da sole, gestivano quello spazio web per denigrare e offendere. Scoperto ciò, l’articolista rifiutò di occuparsi dell’argomento; e, in più, denunciò i fatti alla polizia.
Per aver preso le distanze da sporche macchinazioni, sarebbe finita sotto attacco con atteggiamenti persecutori di varie persone fra di loro organizzate, tanto da muovere la magistratura - a quanto pare - a indagare anche per associazione per delinquere. Il segreto istruttorio non consente di verificare tale indiscrezione.
L’ultima vicenda della quale si sa riguarda una intervista alla presidente di un’associazione antiviolenza. Alcuni contenuti aspri delle dichiarazioni riportate non sono piaciuti a un paio di lettrici, che hanno inoltre criticato l’autrice dell’articolo e lamentato che lettere inviate da loro al direttore del giornale fossero finite pubblicate in spazi Facebook. Si sa in proposito di contrapposte querele, ancora all’esame dell’autorità giudiziaria, nonché di esposti e denunce ripetuti precedentemente, per atti persecutori, anche da vittime di violenza: la blogger, prima del suo rifiuto di scrivere un articolo, si sarebbe intromessa infatti in questioni con un’associazione accusata di agire in malafede, assumendone gli interessi o, a fasi alterne, prendendone le distanze.
Non solo donne che hanno subìto ingiustizie
Le persone coinvolte non sono solo donne che, come appurato nella nostra inchiesta, avrebbero subìto ingiustizie da parte di associazioni antiviolenza. In scena, infatti, sarebbe entrata anche un’altra donna scesa in campo emblematicamente con inspiegabile spirito di “giustiziera”, definita, da controparti, scatenata sotto i fumi dell’alcool e convinta di essere irraggiungibile per la giustizia dall’Italia all’estero, dove sarebbe emigrata. La stessa, peraltro, sarebbe stata già attiva dal 2025 con interventi denigratorie di vari soggetti, che le hanno fatto guadagnare denunce e querele, in ultimo anche per frasi del tipo “con le vostre carte mi pulisco il culo”, seguite da rinnegazioni di amicizie sui profili social.
Mancano l’umiltà e la ragionevolezza di chiedere scusa con gli stessi metodi diffusionali adoperati per diffamare o minacciare.
Nella contrapposizione fra donne che accusano associazioni e altre che invece le difendono, c’è stato, dunque, un flusso di doppiogiochiste con scambi di messaggi, critiche e confidenze fra apparenti “amiche”, alcune leste a rivelarsi poi schierate da parte opposta inoltrando scritti compromettenti, anche apprezzabili secondo il codice penale.
Ex poliziotta alcoolizzata acchiappa soldi e querela
Non è mancata, nella mischia, un’ex appartenente alle forze dell’ordine: anch’ella descritta come alcoolizzata: dopo esserne stata amica per la diffusione di invettive contro discutibili associazioni e averne ricevuto anche soldi, cioè sostanziosi aiuti economici, avrebbe sporto querela contro una sua interlocutrice definendola ubriaca.
Le diatribe furibonde sono specchio dei disagi di persone che ritengono di essere state raggirate e danneggiate da un sistema sporco di sodalizi senza scrupoli. Le condizioni di disagiate nelle quali si son trovate per dissesti e traumi familiari o di altro genere possono avere spinto ad attività denigratorie inconsulte: per mancanza, ancora una volta, di strumenti di difesa e idonea assistenza legale, ma non per questo ammissibili. Chi poteva avere – e, anzi, aveva almeno genericamente – ragione si è posto dalla parte del torto a causa di eccessivo coinvolgimento emotivo sotto i fumi dell’alcool.
Mentalmente non serene e con l’elmo in testa?
Che dire dunque di quante nella mischia non avevano proprio nulla che le avesse personalmente riguardato? Sarebbero – secondo le “rivali” – persone non sempre mentalmente serene; e in condizioni di tal genere accade che chiunque soffre di tali malattie mette in testa un elmo con la convinzione di aiutare chi ha bisogno e sostituirsi alla giustizia, spesso tardiva e inconcludente.
Un bailamme potrebbe ruotare su molti temi che semplicemente offrono uno spunto di discussione; ma la cloaca dei centri antiviolenza fasulli induce, come ancora vedremo, a provare ribrezzo.
3 - CONTINUA
1 –Antiviolenza, non è tutto oro
2 – Antiviolenza, casi che fanno rabbrividire
3 – Antiviolenza, troll nella mischia
4 – Antiviolenza, amici delle porte accanto
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SALVO BELLA è nato a Giarre in provincia di Catania nel 1949. Giornalista professionista iscritto all’Ordine dal 26-02-1971, da redattore del quotidiano “La Sicilia” e direttore di giornali s’è occupato di mafia e criminalità, svolgendo inchieste i cui esiti sono stati fatti propri dalla Commissione parlamentare antimafia. Nel 1997 ha smascherato “il cacciatore di anoressiche”, convincendolo a rivelare la sua doppia personalità: era l’antiquario di Pisogne Marco Mariolini, che in un libro choc annunciò un omicidio, poi commesso l’anno dopo. Il caso ha ispirato il film di Matteo Garrone “Primo amore”, premiato al Festival internazionale di Berlino. Medaglia d'oro dell'Ordine dei giornalisti per i cinquant'anni di iscrizione all'Albo, dirige la casa editrice libraria Gruppo Edicom. Fra i suoi libri "La regola del silenzio" (Catania 1970), “Rivelazioni sulla scomparsa di uno scienziato: Ettore Majorana” (Milano 1975), “Il padrono: quale mafia?” (Milano 1980), "Toghe all'inferno" (Catania 1994),"Yara, orrori e depistaggi" (Milano 2014), "Nera - Cinquant'anni di giornalismo in trincea tra mafia e poteri: cronisti, delitti, retroscena" (Milano 2021. Premio Piersanti Mattarella, Campidoglio, Roma 2022).
GAETANO ALEMANNI è stato ispettore superiore di polizia, cofondatore e segretario nazionale di sindacati di categoria, per i quali ha anche diretto organi di informazione. Ha operato in servizi di sicurezza a Milano e diretto indagini per la lotta alla mafia in Sicilia. Istruttore e direttore di tiro, è consulente tecnico della magistratura e saggista.








