Indegno e da radiare, non può esserci clemenza per il professore che su Facebook ha minacciato di morte la figlia di Giorgia Meloni; e non rileva che abbia preso di mira la Presidente del Consiglio: il giudizio non sarebbe cambiato se l’avesse fatto contro un esponente dell’opposizione.
Mi accadeva, fino a non molti anni fa, di essere additato come giornalista da eliminare fisicamente; e non solo. La trasmissione “Cose nostre” di Rai1 ha documentato come la malavita organizzata pianificava in Sicilia di ammazzarmi e mi faceva braccare da killer perché con le mie inchieste ero ritenuto da Cosa Nostra “più pericoloso dell’Antimafia”. Che dire poi del malavitoso di Turi in provincia di Bari che mi raffigurava con un cappio al collo insieme con la criminologa Roberta Bruzzone e istruiva all’uso delle armi – revolver anziché pistole – più idonee per accopparmi?
Trovandomi ora a riscrivere troppo in sintesi di quegli orrori, assai più rilevante è forse la memoria di un vicequestore acchiappa ladri di galline il quale, esprimendosi sul contenuto di miei denunce, fra altre fesserie si permise di scrivere che ricevere proiettili per posta non costituisce pericolo, come ho raccontato nel mio libro "Nera: cinquant'anni di giornalismo in trincea tra mafia e poteri: cronisti, delitti, retroscena". Si chiamava Francesco Anelli, essendo giusto farne il nome per attribuire a ognuno i suoi grandi meriti.
Qualcuno aveva manovrato il solerte funzionario perché nel mio libro “Yara, orrori e depistaggi” avevo “disturbato” un suo collega invischiato a Palermo nei despistaggi sull’agguato a Paolo Borsellino. Ma suo fu il suo assunto sulla mancanza di pericolosità dei proiettili; e qualcun altro del genere, perciò, potrebbe ritenere che siano quisquilie le minacce di morte rivolte alla figlia della Meloni diffondendole in pubblico con un post.
L’autore del truculento messaggio non è però un mafioso o un pregiudicato – come accadeva a me – ma addirittura un professore, che una volta identificato dalla polizia giudizia s’è affrettato a chedere scusa, affermando di averlo fatto perché non condivide la politica del governo: esilarante!
Un soggetto come questo è doppiamente delinquente, essendo pagato con i nostri soldi e mantenuto in una scuola statale per educare i giovani al rispetto della vita e alla civiltà. Va buttato fuori perché indegno, fa schifo.









