Ladroni, scandali e facce di bronzo
Decenni di ruberie non scuotono in Lombardia la politica

Inchieste della magistratura spacciate per attacchi contro libere scelte per lo sviluppo. Inquietanti interrogativi sulla gestione della cosa pubblica nella regione più ricca d’Italia
Il malaffare diffuso nella gestione della cosa pubblica in Lombardia fa scoppiare da decenni scandali che turbano l’opinione pubblica ma non la politica; pronta con facce di bronzo a difendere ladroni e accusare i magistrati di ostacolare libere scelte per lo sviluppo.
Le inchieste hanno investito amministratori e funzionari locali e regionali, imprenditori, affaristi e gregari, con accuse pesanti di corruzione, peculato, finanziamento illecito ai partiti, abusivismo edilizio, inquinamento e altri reati.
A subire dagli illeciti sono stati svariati settori dell’economia regionale e la sanità, condizionata spesso dall’elargizione di mazzette.
La più complessa inchiesta ancora in corso ruota attorno a presunte irregolarità urbanistiche, a causa delle quali la magistratura ha bloccato 150 cantieri oggetto delle indagini.
I procedimenti penali hanno visto coinvolte amministrazioni pubbliche governate indifferentemente da coalizioni di centrodestra e di centrosinistra, come quella milanese guidata dal sindaco Giuseppe Sala.
Nonostante Tangentopoli, il cancro del malaffare prolifica e a pagare sono i cittadini di una regione che, nonostante tutto, non arretra per servizi ma avanza; perché più avanza c’è chi più può rubare, tranne che la magistratura non riesca a coglierlo con le mani nel sacco.










