Calabria allo stallo fra inchieste e dimissioni
La Giunta regionale traballa quattro volte in dieci anni
Occhiuto molla, anzi no: “Lascio la presidenza e mi ricandido”. Investimenti a rischio. Fra ‘ndrangheta, mancanza di lavoro e malasanità, i giovani fuggono

La Calabria è allo stallo, con i vertici della Regione traballati quattro volte negli ultimi dieci anni, in tre casi perché coinvolti in vicende giudiziarie. Fra inchieste e dimissioni, si aggrava la profonda crisi economica e sociale di una regione dalla quale i giovani fuggono, perché oppressa da ‘ndrangheta, mancanza di lavoro e malasanità.
Nel 2014 si era dimesso Giuseppe Scopelliti dopo una condanna per abuso d’ufficio quando era sindaco di Reggio Calabria. Nel 2018 Mario Oliverio fu raggiunto da un provvedimento di obbligo di dimora nel suo comune di residenza, San Giovanni in Fiore, nell’ambito dell’inchiesta “Lande Desolate” condotta dalla procura di Catanzaro, guidata da Nicola Gratteri; giunse alla fine della legislatura ma il Pd non lo ricandidò e anni dopo fu prosciolto o assolto dalle accuse. Nel 2020 fu eletta Jole Santelli, morta poi pochi mesi dopo.
“Ce l’ho con queste persone arrabbiate con la vita”
L’ultimo in ordine a dimettersi da presidente della Regione è stato Roberto Occhiuto, a capo di una giunta di centrodestra eletta nel 2021, a seguito dell'inchiesta della Procura di Catanzaro che lo vede indagato per corruzione. Dimissioni sì, ma annuncia di volersi ricandidare. "Non ce l'ho con la magistratura - ha detto - ma con tutti questi politici di secondo piano, che in politica non hanno mai realizzato nulla per la Calabria in tanti anni. Ce l'ho con questi odiatori, con queste persone arrabbiate con la vita, che tifano per il fallimento della Calabria, che quasi sono contenti quando si parla male della Calabria. Ce l'ho con questi che utilizzano l'inchiesta giudiziaria come una clava per indebolire o per uccidere politicamente il presidente della Regione: non sarà così".
Chi sono questi politici di secondo piano e le persone arrabbiate con la vita?
La verità è che i calabresi sono stanchi di promesse non mantenute e disorientati dal succedersi di scandali nei quali sono coinvolti politici.
La XIII edizione (2025) dello studio “Livelli di tutela della salute: le performance regionali”, promosso da Crea Sanità sin dal 2012, offre un’analisi dettagliata delle opportunità di tutela socio-sanitaria nelle regioni italiane e la Calabria è all’ultimo posto nella classifica generale; e si continua ad arretrare: una vergogna nonostante commissariamenti e roba del genere.
Quadro drammatico, nessuno disposto a investire
Il quadro è drammatico per la mancanza di occupazione: in assenza di infrastrutture adeguate e condizioni di sicurezza contro la ‘ndrangheta imperante, nessuno è disposto a investire nella regione. Secondo le stime Istat al primo gennaio 2025, la popolazione residente in Calabria è ulteriormente scesa a 1.832.147 abitanti, con una diminuzione di 6.421 persone in un solo anno. Il fenomeno non è dovuto solo alla vecchiaia ma anche all’elevato numero di giovani che emigrano al nord o all’estero.
Ora la Calabria, con questo nuovo stallo, rischia di mandare in fumo il piano di investimenti del Pnrr, fondi europei e progetti in corso.
Le prospettive per le prossime elezioni sono tutt’altro che rosee: gli equilibri fra i partiti di centrodestra sono in ebollizione, tant’è che la coalizione è parsa spaccata anche per trovare il candidato sindaco di Reggio Calabria; e il centrosinistra sembra totalmente impreparato. In questo quadro, i calabresi potrebbero indirizzare il consenso verso partiti che si sono affacciati solo da qualche anno sulla scena puntando esplicitamente ai problemi del Meridione, senza richiamo ad alcuna ideologia, di destra o di sinistra.









