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Garlasco, fantomatiche le accuse al magistrato

Di scandalo in scandalo l’inchiesta contro l’ergastolo ad Alberto Stasi

Una macchina del fango sulla giustizia

L’ex procuratore Mario Venditti risponde di corruzione in atti giudiziari: fece scagionare Andrea Sempio per l’omicidio di Chiara Poggi, ma non prese soldi

 

Un appunto di dieci parole su un foglio è bastato per accusare di corruzione in atti giudiziari l’ex procuratore Mario Venditti, attribuendogli alla chetichella l’incasso di denaro per fare scagionare anni fa Andrea Sempio per l’omicidio di Chiara Poggi a Garlasco: uno scandalo clamoroso, l’ennesimo sulla nuova inchiesta di Pavia che arzigogola su peli contro l’ergastolo inflitto per il delitto ad Alberto Stasi in via definitiva.

Le richieste di revisione del processo all’assassino sono state in passato respinte a conclusione delle procedure rituali previste dalle norme, essendo stato ritenuto che non fossero sopraggiunti elementi nuovi e che le questioni sottoposte erano già state ampiamente vagliate nei gradi di giudizio. Tutto ciò non ha impedito tuttavia di avviare alla Procura di Pavia un procedimento ordinario che aggira la questione, formalmente solo richiamando in causa per concorso nell’omicidio Andrea Sempio, sebbene già due volte fosse stato indagato e prosciolto; ma di fatto introducendo molti dubbi sulle prove che hanno portato ad affermare la responsabilità dell’ex fidanzato di Chiara, Alberto Stasi.

Una intraprendenza curiosa mai vista in Italia

Una intraprendenza del genere non s’era mai vista in Italia, soprattutto prendendo a fondamento argomentazioni irrituali e di parte, benché recepite da una caserma a Milano, da dove s’è sviluppata una curiosa triangolazione che attraverso Pavia ha portato ora anche a Brescia con le fantomatiche accuse all’ex magistrato Venditti.

L’effetto iniziale di questa cosiddetta indagine preliminare è stato quello di inquisire per la terza volta una persona, Sempio, già ampiamente riconosciuta completamente estranea all’omicidio, quasi che sia ammissibile la figura del cittadino indagato a vita, sottoponendolo a stress molto gravi e all’affronto di spese esorbitanti per difendersi, fatti per i quali non sarà mai risarcito. Ma tutto in questa stranissima vicenda è possibile.

Un balletto che smentisce il coinvolgimento di Andrea Sempio

L’idea dalla quale s’è partito è che in casa Poggi, scena dell’orrendo delitto, oltre a quelle dell’assassino Alberto Stasi, ci fossero anche tracce di Sempio, il quale – va ricordato – frequentava quell’abitazione in quanto amico del fratello di Chiara: troppo poco per formulare l’accusa che la Procura di Pavia ne ha fatto scaturire, per poi procedere ad accertamenti successivi: un balletto con l’entrata in campo di consulenti e periti, che a mesi di distanza smentisce tuttora l’ipotesi iniziale di un coinvolgimento dell’indagato.

Le modalità di procedura nelle indagini preliminari sono svariate, ma a quelle sin qui seguite si è sovrapposta una baraonda mediatica sconcertante alimentata dalla fuga di notizie, verosimilmente strumentale a giudicare dall’amplificazione che ne è fatta da soggetti che pontificano con aria divinatoria su presunti assi nella manica del magistrato e presentano come travi presunti errori, a decine, delle investigazioni a suo tempo ritenute ineccepibili e probatorie nei vari gradi di giudizio, puntando a screditarne il valore; e per far ciò si tirano anche in ballo vicende del tutto separate, compresi suicidi e casi di omosessualità in un convento, tacendo invece che sin dai primi accertamenti fu chiaro che l’omicidio poteva essere scaturito dalla scoperta (di Chiara Poggi) del materiale pedopornografico collezionato nel computer da Albertto Stasi.

Un ulteriore procedimento imbastito sul nulla

Ma non finisce qui, poiché la baraonda ha raggiunto apici preoccupanti con il coinvolgimento dell’ex procuratore Mario Venditti, con l’ipotesi invereconda di aver fatto prosciogliere due volte frettolosamente Andrea Sempio, dal quale si sarebbe fatto corrompere con una elargizione di denaro. Vero è che l’accusa parte dalla Procura di Brescia, ma sulla base di atti trasmessi da quella di Pavia, dopo che questa ha acquisito in casa Sempio un foglietto con appunti: essi recano il nome Venditti e la scritta “20-30 “  In più si adduce che la famiglia Sempio all’epoca dei primi due procedimenti a suo carico aveva movimentato circa quarantamila euro. Un semplice e rapido accertamento avrebbe permesso di appurare che quel denaro era stato utilizzato esclusivamente per pagare una consulenza e soprattutto i tre difensori; anziché far imbastire sul nulla un ulteriore procedimento.

Una macchina del fango per il discredito generale

Strana e censurabile è l’idea – strombazzata da taluni – che al palazzo di giustizia di Pavia possano esserci stati magistrati di serie B e che quelli di oggi siano di serie A. Insorge semmai la sensazione che altrove sia pilotata una macchina del fango, una ondata di discredito generale del Ris dei carabinieri di Parma (sue le risultanze schiaccianti per Alberto Stasi) e dell’autorità giudiziaria che, fino alla Cassazione, ha inflitto una condanna per l’omicidio. Guai a lasciarsi coinvolgere – per amore di pubblicità o per altri motivi - in questa bruttura.

 

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