•  
  • CRONACA CULTURA POLITICA REGIONI
    Rivista diretta da Salvo Bella
    Questo sito utilizza cookies tecnici propri e cookies di profilazione di terze parti. Continuando la navigazione accetti.

   

Un cane robot avrebbe salvato i carabinieri

La strage in provincia di Verona poteva essere evitata

Il cane robot Saetta dellArma dei Carabinieri

Solo gli artificieri dell’Arma di Roma hanno il potente quadrupede radiocomandato Saetta. I pericoli di un blitz senza una stratagemma

La strage di carabinieri nell’esplosione del casolare in provincia di Verona sarebbe stata evitata se i militari avessero potuto servirsi di un cane robot come il Saetta in dotazione agli artificieri dell’Arma di Roma, oppure con il ricorso a uno stratagemma.

L’operazione di sgombero di un edificio finita in tragedia ha dell’atroce per le tragiche conseguenze. Come in casi simili, di grande dolore per la morte di esemplari tutori dell’ordine, è rituale predicare che non è il momento di polemiche, ma alcune riflessioni vanno fatte per cercare di evitare che simili sciagure possano ripetersi in futuro, disponendo risorse e provvedendo strumenti adeguati che mettano meno a rischio carabinieri e agenti di polizia.

Vigliaccheria disumana di chi si riteneva distrutto da ingiustizie

L’antefatto si fa risalire a una serie di vicende che hanno avuto per protagonista la famiglia Ramponi, tre fratelli bovari nati e vissuti nel casolare, uno dei quali s’era messo nei guai per un incidente. L’uomo alla guida del trattore s’era scontrato con un’auto, andata in fiamme causando la morte del conducente. Alle conseguenze penali per omicidio colposo s’erano aggiunte quelle civilistiche per i danni. Fu ritenuto che al risarcimento non dovesse provvedere l’assicurazione, per il fatto che il trattore circolava al buio a luci spente ed era perciò del Ramponi la responsabilità: una conclusione, per quanto oggi se ne sa, curiosa, perché a cosa serve una polizza assicurativa se non proprio a coprire i danni dei quali è responsabile l’assicurato?

La famiglia fu costretta conseguentemente a indebitarsi per fare fronte alle azioni legali che avevano attaccato i terreni dei quali era proprietaria, con una continua lievitazione di interessi e spese bancari per il prestito, fino a incorrere in espropri. L’ultimo colpo sarebbe stato lo sgombero del casolare, finito ormai all’asta.

L’esecuzione era stata già tentata con l’intervento delle forze dell’ordine, che avevano rinunciato poiché la famiglia, ritenendosi distrutta da ingiustizie, minacciava di far saltare in aria il casolare col gas di alcune bombole. L’operazione andava, perciò, portata a termine con un intervento pianificato con il massimo delle precauzioni, essendo noto che i Ramponi non intendevano andarsene ed essendo stato appurato che nell’edificio erano realmente accatastate le bombole.

Comunque fossero andate in passato le cose, gli ordini della magistratura andavano eseguiti e nessuno avrebbe mai potuto immaginare che l’odio si riversasse contro il portatore, che per tradizione non porta pena. Questo principio, non disconosciuto persino dalla mafia, non fa parte però del bagaglio di chi è un troglodita, che può agire vigliaccamente in modo incontrollabile.

Occorreva meglio uno stratagemma per stanare i bovari dal casolare

Ciò che inquieta, dunque, è il fatto che si disponesse un blitz di militari specializzati in operazioni di tipo bellico per stanare i pericolosi trogloditi. Semplice esperienza di poliziotto dimostra che in casi analoghi si può ricorrere a banali stratagemmi, bloccando per esempio in un primo momento una delle persone asserragliate, per poi far credere alle altre che sia grave il ospedale così da farle uscire e catturarle. O basta anche ricordare per esempio che la callida mafia agrigentina fece uscire una vittima designata che si era tappata in casa sapendo di essere braccata da killer, mandando un affiliato travestito da carabiniere a portargli un invito a presentarsi in caserma.

Ma, come si dice, tra il dire e il fare può esserci di mezzo il mare.

Scandalosa la scarsa disponibilità di attrezzature all’avanguardia

Più opportunamente ancora, l’operazione di sfondamento andava effettuata mandando in prima linea un robot, un cane radiocomandato come quelli che nel mondo vengono impiegati per attività ad alto rischio, ma in Italia ancora mancano. A dicembre del 2023 fu strombazzato l’acquisto di Saetta, assegnato a Roma al Nucleo Artificieri dei carabinieri. Portato in mostra in trasmissioni televisive ed eventi dimostrativi in varie città, può essere radiocomandato fino a 150 metri di distanza, è equipaggiato con sensori di rilevamento di vario genere, può afferrare e rimuovere ordigni, ha capacità di sfondamento e si muove anche su terreni impervi e in pendenza.

Un altro esemplare di cane robot analogo, chiamato Spot, risulta in dotazione all’Esercito.

Ma i cani robot, intanto, sono in libera vendita per i privati che vogliano acquistarli online e persino in Italia in un negozio torinese, a prezzi che partono da meno di diecimila euro.

Possiamo dire che la scarsa disponibilità di questa attrezzatura è scandalosa?

www.siffatto.it © 2025 MY WORK, 20025 LEGNANO Italy
Elaborato col cms open source Joomla
Il titolo degli articoli può essere condiviso, ma non è consentita la riproduzione dei contenuti.