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- Scritto da Salvo Bella
Il business delle revisioni processuali
Teorie difensive farlocche senza un morto vivo

Dal caso Gallo a complotti finalizzati a spartire risarcimenti dello Stato, le condanne definitive per omicidio non sono smontabili a chiacchiere
L’unico caso in Italia di giusta revisione del processo per omicidio è quello di Salvatore Gallo, condannato ingiustamente all’ergastolo per l’uccisione del fratello Paolo, che dopo sette anni dalla misteriosa sparizione fu poi ritrovato vivo, appunto perché non era stato ammazzato. Altri casi di revisione processuale possono ritenersi farlocchi; perché senza un morto vivente non ci sono omicidi smontabili a chiacchiere né assassini da rimettere in libertà.
Indagine esemplare del giornalista Enzo Asciolla
Lo storico caso risale al 1954 ed ebbe origine ad Avola, in provincia di Siracusa, da dove il contadino Paolo Gallo non fece più ritorno a casa dal lavoro in campagna. Molti elementi emersi dalle indagini permisero di far luce su pregresse liti e di scoprire macchie di sangue, fatti che portarono all’arresto del fratello Salvatore e alla sua condanna all’ergastolo in via definitiva. Ma sull’intera vicenda aleggiava il mistero, finché nel 1961 il giornalista Enzo Asciolla, mio collega specializzato di cronaca nera e giudiziaria come me al quotidiano “La Sicilia” di Catania e indimenticabile amico, non ricevette alcune segnalazioni che gli permisero di condurre una indagine esemplare, col risultato di scoprire che Paolo Gallo era vivo: si era infatti nascosto solo per sfuggire a una eventuale condanna in una causa che aveva col fratello; e fu rintracciato a Ispica.
- Scritto da Salvo Bella
Stefano Santoro racconta tutto sulla misteriosa uccisione dei due carabinieri
Strage di Alcamo, onestà di un’inchiesta drammatica
Dubbi e smentite di ricostruzioni fantasiose e opportuniste su autori e movente. Mirino su confessione, ritrattazione e “suicidio” di Giuseppe Vesco

Una rivisitazione della strage di due carabinieri nella caserma di Alcamo a oltre 50 anni dal massacro può sembrare sterile; ma apre squarci profondi e inquietanti se a offrirla è Stefano Santoro, l’alcamese che da lungo tempo si dedica a una indagine minuziosa e ora, con coraggio, ne offre i risultati nel suo libro “Le mani sul silenzio”, pubblicato da pochi giorni da Amazon.
- Scritto da Salvo Bella
Sospetti e dolorose amarezze per vendette di mafiosi "pentiti"
Addio Contrada, servitore e vittima dello Stato
La scomparsa di Bruno Contrada, morto ieri a Palermo all’età di 94 anni, riaccende le discussioni su uno dei più importanti protagonisti della lotta alla mafia, passato da servitore a vittima dello Stato.
Negli anni 70 la Squadra Mobile del capoluogo siciliano, diretta appunto da Contrada, era, con l’Arma dei carabinieri, protagonista di difficilissime indagini in un contesto criminale allarmante, con delitti sanguinari. All’epoca si negava addirittura in gran parte della Sicilia l’esistenza della mafia. A Catania carabinieri e polizia, con questore Emanuele De Francesco, infliggevano duri colpi alla criminalità; e il dirigente della Criminalpol per la Sicilia Orientale, Francesco Cipolla, insidiava la malavita tenendo nel mirino il boss Giuseppe Calderone, ritenendo in particolar modo, con grande acume investigativo e schiena dritta, che il boss avesse fatto da ponte per l’affiliazione delle cosche locali a Cosa Nostra. Ma il contesto era, per altri versi, di apparati ben in alto che continuavano a restare ciechi, tant’è che il procuratore generale Ugo Buscemi, in una intervista esclusiva a me concessa e pubblicata il 26 aprile 1975 sul quotidiano “Espresso Sera”, dove lavoravo con Giuseppe Fava, negava l’esistenza del fenomeno mafioso. L’intervista integrale è rinvenibile nel mio libro “Nera – Cinquant’anni di giornalismo in trincea tra mafia e poteri: delitti, cronisti, retroscena” (Milano, 2021).
- Scritto da Gaetano Alemanni
Arduo ottenere un tesserino per la raccolta amatoriale di funghi

Alcamo, 30 euro contesi fra Comune e Regione
Farraginoso rimando da un ufficio all’altro, con una pratica incredibilmente sospesa
Il Comune di Alcamo pretende per sé trenta euro che sono stati già versati invece alla Regione Siciliana – come questa prescrive – per rilasciare un tesserino annuo per la raccolta amatoriale di funghi. Con un farraginoso rimando da un ufficio della Regione all’altro, una pratica rimane incredibilmente sospesa.
La Regione Siciliana, con propria legge del 2006, a chi ne faccia richiesta rilascia attraverso i Comuni un tesserino nominativo annuo, indispensabile per raccogliere nell’isola funghi spontanei, anche per passatempo. Condizioni indispensabili sono l’attestato di aver seguito un corso micologico e il versamento del contributo annuo di trenta euro; consegnando al momento del rilascio due foto e due marche da bollo di sedici euro ciascuna. La Regione precisa nel proprio sito istituzionale che dal 26 ottobre 2025 quel versamento va effettuato esclusivamente a suo favore. Ma ecco allora lo strano inghippo.







