- Scritto da Salvo Bella
Affermare che il decreto sicurezza del governo Meloni limiti libertà sancite dalla Costituzione è un eccesso: una cosa è protestare senza intralciare diritti altrui, altra cosa sono invece la violenza in qualsiasi forma e gli ostacoli indebiti verso i cittadini.
Il decreto sicurezza dell’11 aprile 2025 interviene su materie che vanno dal contrasto al terrorismo alla criminalità organizzata e alla gestione dell’ordine pubblico.
Non c’era forse bisogno di introdurre il nuovo reato di “rivolta” in carcere e nei centri di trattenimento per migranti: gli istituti penitenziari affollati e difficilmente gestibili portano spesso i detenuti a protestare, anche con azioni violente che erano già sanzionabili secondo codice penale. Si aumentano comunque le pene; e ciò è discutibile, perché aggrava le conseguenze giudiziarie anziché intervenire seriamente per risolvere i problemi sempre più gravi delle carceri.
- Scritto da Salvo Bella
Il nuovo ospedale di Alcamo resta in gestazione da oltre 15 anni e il parto è ancora lontano da venire: uno scandalo e una sofferenza per una vasta popolazione e per l’encomiabile personale del vecchio presidio ospedaliero “S. Vito e S. Spirito” all’interno del centro storico. Con un semplice confronto si vede subito come vanno diversamente le cose purché non si tratti di meridione d’Italia e di Sicilia: a Legnano in provincia di Milano cominciò a febbraio del 2001 l’iter per realizzare il nuovo nosocomio, che fu poi inaugurato il 4 febbraio 2010, esattamente dopo nove anni.
L’attuale ospedale è in una struttura edilizia antiquata che risale al XVII secolo. Nonostante rimaneggiamenti e ampliamenti, è penalizzato dall’antica, complessa e difficile, rete viaria circostante; e l’accesso avviene addirittura attraverso un angusto tunnel ad arco con volta a botte: bello forse da vedere, ma anche roba da terzo mondo tenuto conto che vi risulta arduo, se non con peripezie, il passaggio di un’autoambulanza. Tutto ciò accade mentre medici e infiermieri si adoperano con grande professionalità, nei vari reparti, con risultati che, nonostante le difficoltà della struttura, hanno e meritano ampio riconoscimento.
I trent’anni di latitanza del boss Matteo Messina Denaro sarebbero stati assicurati da parenti, da una rete di mafiosi, da personale sanitario, da imprenditori e da quattro o cinque amanti che l’avrebbero frequentato in diversi periodi. Dall’arresto, avvenuto a Palermo il 16 gennaio 2023, non s’è fatta però luce sulle protezioni delle quali il capomafia avrebbe usufruito assai in alto in ambienti politici e istituzionali come s’era a lungo ipotizzato, ma nei guai sono finiti anche alcuni professionisti del settore medico.
Stretta nella lotta alle mafie dalle riforme Cartabia a oggi
- Scritto da Salvo Bella
Le riforme della giustizia, dalla Cartabia a quelle che il governo si appresta a introdurre, comporterebbero una stretta nella lotta alle mafie. Il confronto fra politica e magistrati continua a essere duro; e il procuratore Nicola Gratteri parla di disastro, lanciando l’allarme per ciò che sta accadendo nello svolgimento di indagini e dei processi: rischi diffusi di impunità ma anche di limitazioni alle garanzie degli imputati.
Le modifiche alla normativa sono orientate a snellire i procedimenti penali e ad abbreviarne i tempi. Allo scopo di raggiungere quegli obiettivi, nel 2022 è entrato in vigore il decreto legislativo che porta il nome di Marta Cartabia, all’epoca ministro nel governo tecnico presieduto da Mario Draghi. Fra le novità, non si può più procedere d’ufficio, ma solo se viene presentata una querela dalla persona offesa, per diversi reati, come truffa e lesioni personali.








