Proteste contro due scarcerazioni per la strage in discoteca
Con le nostre procedure è difficile finire in galera: l’indagato dev’essere addirittura preavvisato se un giudice vuole spedirlo in prigioneLa scarcerazione provvisoria dei due indagati per la strage di Capodanno a Crans-Montana è stata stigmatizzata duramente dal governo italiano, che protesta contro quello elvetico con accuse di malagiustizia. Diamo lezioni alla Svizzera, come se la nostra giustizia non fosse colabrodo, al punto che in Italia è assai difficile finire in galera.
I quaranta morti e 116 feriti – alcuni italiani - nel rogo della discoteca Le Constellation suscitano dolore e anche forte indignazione: per il bilancio tragico, per le modalità e per le gravi negligenze che ne sono state la causa. Una disgrazia di così enorme portata non può che richiedere indagini complesse al fine di accertarne le responsabilità; ed è ciò che in Svizzera accade. Dalle contestazioni tempestive a due indagati, proprietari della discoteca, s’è passato solo dopo giorni al loro arresto e quindi, ancor dopo, alla scarcerazione provvisoria dietro pagamento di una cauzione. Sono state queste tempistiche e tali modalità a scatenare la reazione da parte italiana, tacendo che sono quasi identiche a quelle italiane e, forse, anche meno permissive.
Procedura penale e arresto degli indagati
Anche per i delitti più gravi, com’è noto, la nostra procedura penale non consente l’arresto degli indagati in mancanza di pericolo di fuga, di reiterazione del reato o di occultamento delle prove. In pratica è raro che si metta qualcuno in galera fintanto che non c’è una sentenza definitiva di condanna: altro che pagamento di cauzioni!
A parte, perciò, l’ingerenza nell’amministrazione della giustizia di un altro Stato, la politica dimentica che da anni fa vanto del garantismo del nostro sistema giudiziario, che non sarebbe esagerato definire, anzi, lassista. Ma, come dice il proverbio, il gobbo nella via non vedeva la gobba che aveva.
Criminali preavvisati e sfuggiti alla cattura
L’ultima chicca di questo governo è la norma, introdotta nel 2024, dell’interrogatorio preventivo, il cosiddetto avviso di arresto; che impone al giudice per le indagini preliminari di convocare l’indagato almeno con cinque giorni di anticipo, mettendogli a disposizione gli atti che lo accusano. Al vanto del ministro Carlo Nordio si contrappongono casi di criminali che grazie a quella norma si son potuti dare rapidamente alla fuga.
Ponte Morandi: nessun arresto dopo 7 anni e mezzo
Che senso ha allora protestare contro la Svizzera perché non tiene preventivamente in carcere due imprenditori, pur presunti responsabili di quel rogo straziante? Forse ha un senso lamentare lentezze nelle indagini? Il 14 agosto 2018 morirono a Genova 43 persone nel crollo del Ponte Morandi. Son passati sette anni e mezzo, nessuno dei 58 imputati è andato in galera e la sentenza di primo grado è attesa ancora quest’anno. La storia ci dice che per altri casi gravissimi ed eclatanti non c’è stata giustizia, con procedimenti portati estremamente per le lunghe fino alla prescrizione dei reati o con condanne definitive arrivate solo dopo la morte dei responsabili.









