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CRONACA CULTURA POLITICA REGIONIRivista diretta da Salvo BellaQuesto sito utilizza cookies tecnici propri e cookies di profilazione di terze parti. Continuando la navigazione accetti.
- Scritto da Salvo Bella
Il rinnovo di una carta di identità elettronica richiede tempi di attesa scandalosi: minimo quaranta giorni per avere un appuntamento attraverso il governo. Si spende una barca di denaro pubblico per automatizzare i servizi ai cittadini, trattati invece con tempi da diligenza.
Il documento di identità elettronico - la cosiddetta cie - si può ottenere a pagamento in qualsiasi Comune, anche diverso da quello di residenza; ma l’accesso agli uffici non è libero, tranne rari casi. Nei siti internet delle amministrazioni comunali ci si trova costretti a navigare tra vari menù e voci varie di difficile comprensione, senza riuscire nell’intento di scovare le necessarie informazioni: vi si trova di tutto, ma nulla che riguardi le modalità di rilascio della cie. Ma ecco sopperire in teoria il governo con l’apposito servizio web prenotazionicie.interno.gov.it.
- Scritto da Salvo Bella
Il numero di errori giudiziari in Italia non è irrilevante, eppure si possono contare sulle dita di una mano le sentenze sbagliate per innocenti finiti addirittura all’ergastolo. Impressiona invece il numero di condannati definitivamente per omicidio che - quasi che fosse una moda - continuano a proclamarsi innocenti nonostante le conclusioni giudiziarie.
S’è discusso a lungo dei casi di Rosa e Olindo Romano, Salvatore Parolisi, Alberto Stasi, Michele Buoninconti e Massimo Bossetti, ma la lista non si esaurisce qui; e ancora si discute di qualche vicenda in minima misura riaperta. Non c’è nulla a che vedere con lo storico caso del morto vivo Salvatore Gallo, di oltre settant’anni fa.
Stop a fantasticherie sull’orrenda strage di Erba
Quest’anno la Cassazione ha posto fine alla telenovela sulla strage di Erba, dove l’11 dicembre 2006 furono massacrate quattro persone, con una aggressione selvaggia paragonabile alle mattanze della mafia. Le tardive lagnagne degli autori, Rosa e Olindo Romano, in un primo momento ampiamente rei confessi, potrebbero essere ascritte alla sfera di innocue fantasticherie; se non fosse che i tentativi di revisione del processo, nel puntare su elementi effimeri, su peli insignificanti, hanno rievocato sospetti su persone innocenti e persino sulla correttezza del lavoro investigativo svolto da un encomiabile maresciallo dei carabinieri.
- Scritto da Salvo Bella
Può sembrare una stupidata occuparsi di pietre, che si trovano dappertutto; ma il caso dei meravigliosi sassi bianchi spariti dalla Baia di Guidaloca, a Castellammare del Golfo, suscita indignazione: sono selvagge ruberie inammissibili in una spiaggia meravigliosa amata da italiani e stranieri.
La questione è stata sollevata da una signora, Enza Agrusa, nel gruppo Facebook “Noi amiamo Castellammare del Golfo” (https://www.facebook.com/groups/1466702033542002), che ha invocato maggiori attenzioni da parte delle istituzioni, chiedendo se la competenza appartenga al Comune, alla Guardia Costiera o ad altri.
Nel dibattito che ne è scaturito, si ipotizza che siano state mareggiate o risacca a causare il degrado; e che il mare è solito sottrarre ma anche restituire: che lo faccia però giusto con quei sassi - e non anche con abbondanti rifiuti lasciati da mascalzoni – è molto strano, incredibile.
Sarà pure che la sparizione è avvenuta non di botto ma progressivamente; eppure lo scempio ha avuto una sorprendente accelerazione in soli tre mesi dallo scorso gennaio, quando avevo avuto il piacere di ammirare alla spiaggia in abbondanza quelle forme stupende.
“Queste pietre, fin da quando ho memoria, hanno sfidato – scrive Enza Agrusa - ogni furia del cielo e del mare: piogge incessanti, alluvioni, nubifragi, bufere e venti impetuosi. Sono sempre rimaste lì, salde, mute custodi del tempo che scorre”.
La polemica investe anche la questione di spazi demaniali ceduti per l’installazione di strutture di accoglienza, come lidi o locali di rinfresco, che dovrebbero essere assoggettati a controlli severi.
Le pietre bianche di Guidaloca sono state oggetto, più probabilmente, di furto, finendo ad adornare proprietà private a monte, dove stanno spuntando cantieri a non finire sotto l’apparente legalità delle “ricostruzioni” anche dove non c’era mai stato un rudere: roba che sta deturpando col cemento un paesaggio naturale meraviglioso. I sassi vengono rubati pure in sacchi da sedicenti artisti che li dipingono e li vendono nel tratto pedonale di corso Garibaldi a Castellammare del Golfo, dove sarebbe opportuna una visita di carabinieri, polizia o Guardia di finanza.
Chi si curerà di ripristinare un po’ d’ordine e di riportare i sassi bianchi a Guidaloca?
Le foto sono di Enza Agrusa

Dietro gli occhi dei ragazzi che si armano di pistole e coltelli, uccidendo, si celano disagi incancreniti, brutture e dolori che la società non riesce a lenire.
Le cronache continuano a registrare fatti di sangue commessi da minori, che generano diffuso allarme. La strage di pochi giorni fa a Monreale, con tre giovani ammazzati da coetanei come se fossero animali, suscita orrore e sdegno, ma le violenze non conoscono limiti geografici, essendo diffuse senza differenze dalla Lombardia alla Sicilia. Elemento in comune in questi crimini è il movente banale, per liti che fra persone normali si limiterebbero a un battibecco invece di sfociare nel sangue. Perché accade tutto ciò?
Il preoccupante degrado di ambienti urbani e familiari
I protagonisti proliferano in ambienti urbani o familiari problematici, con sogni distrutti, e per sentirsi a loro modo vivi si aggregano in branchi in cerca di approvazione. Le immagini di vite altrui perfette si scontrano con la monotona realtà quotidiana, di noia e aspettative insoddisfatte.
Il libro “Ragazzi che sparano. Viaggio nella devianza grave minorile” di Giacomo Di Gennaro e Maria Luisa Iavarone (Franco Angeli editore) ha analizzato nel 2023 l’inquientate fenomeno, con l’area metropolitana di Napoli prima in Europa.







