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CRONACA CULTURA POLITICA REGIONIRivista diretta da Salvo BellaQuesto sito utilizza cookies tecnici propri e cookies di profilazione di terze parti. Continuando la navigazione accetti.
L’alto funzionario della Giustizia Antonio Pappalardo, catanese, era stato sempre duro contro vaccini ed emigranti: libertà di pensiero. L’ha fatta però grossa definendo un “usurpatore” che “merita una pena giusta”, all’indomani dalla morte, Papa Francesco: un insulto ignominioso a questo pontefice amatissimo in tutto il mondo, uno sfregio intollerabile che ha subito portato alla rimozione del temerario “opinionista” dall’incarico.
Antonio Pappalardo non è da confondere con l’omonimo ex generale e uomo politico. Dirigente del Centro per la Giustizia Minorile dell’Emilia Romagna, aveva pubblicato le frasi obbrobriose su “Logos et Libertas”. Questo suo canale Telegram aveva solo qualche decina di seguaci; e ciò avrebbe potuto produrre effetti diffamatori assai limitati. Le parole inaudite, però, sono subito rimbalzate a macchia d’olio, determinando l’opportuno intervento di parlamentari del Pd, che hanno chiesto provvedimenti immediati del ministro Carlo Nordio.
La risposta del governo non si è fatta attendere. Avviato un accertamento , il funzionario è stato stato ritenuto incompatibili con le funzioni nell’amministrazione della Giustizia, addirittura dei minori.
- Scritto da Salvatore Spitaleri
La morte della povera Liliana Resinovich mi ha sempre incuriosito dal punto di vista criminalistico, anche e comunque per le diatribe sorte in merito alle cause, divenute oggetto di accesi dibattiti tra i sostenitori della tesi suicidaria e quelli della tesi omicidiaria.
Il rinvenimento del corpo della povera Liliana, un cadavere imbustato con le modalità ampiamente descritte, era a dir poco anomalo. Ad oggi ci si chiede come sia stato possibile avallare, nell’immediato, una ipotesi così improbabile come quella del suicidio e ancora più assurdo che si sia chiesta l’archiviazione in tempi così veloci, senza approfondire le indagini, pur in presenza di evidenti anomalie. Erano troppe le cose che non quadravano in questo ipotetico suicidio ed in tutta evidenza chi si è opposto all’archiviazione desiderava fare chiarezza sulle improbabili ragioni che avrebbero spinto la vittima a porre fine ai propri giorni. Si è voluto ricostruire la sua vita, la vita di una persona tutto sommato abbastanza riservata ma che di certo non meditava la propria fine.... Purtroppo occorre ricordare che, se la perizia iniziale si presentava abbastanza lacunosa, la superperizia lascia dei punti irrisolti.
Giusto per dirne una, il relativo buono stato di conservazione del corpo per un lasso di tempo così lungo strideva con le condizioni ambientali del sito di rinvenimento, dove si registrano temperature troppo alte perché i fisiologici fenomeni putrefattivi potessero risultarne rallentati.
Improponibile la tesi del corpo all’aperto per 21 giorni
Il team di “superconsulenti” capeggiato dalla dottoressa Cristina Cattaneo in proposito ha fornito la seguente spiegazione: “La temperatura media nel boschetto di 5.4 gradi centigradi - +/- 2,4 gradi - è idonea alla conservazione per 21 giorni del corpo di Liliana nel luogo di rinvenimento”.
- Scritto da Salvo Bella
Affermare che il decreto sicurezza del governo Meloni limiti libertà sancite dalla Costituzione è un eccesso: una cosa è protestare senza intralciare diritti altrui, altra cosa sono invece la violenza in qualsiasi forma e gli ostacoli indebiti verso i cittadini.
Il decreto sicurezza dell’11 aprile 2025 interviene su materie che vanno dal contrasto al terrorismo alla criminalità organizzata e alla gestione dell’ordine pubblico.
Non c’era forse bisogno di introdurre il nuovo reato di “rivolta” in carcere e nei centri di trattenimento per migranti: gli istituti penitenziari affollati e difficilmente gestibili portano spesso i detenuti a protestare, anche con azioni violente che erano già sanzionabili secondo codice penale. Si aumentano comunque le pene; e ciò è discutibile, perché aggrava le conseguenze giudiziarie anziché intervenire seriamente per risolvere i problemi sempre più gravi delle carceri.
- Scritto da Salvo Bella
Il nuovo ospedale di Alcamo resta in gestazione da oltre 15 anni e il parto è ancora lontano da venire: uno scandalo e una sofferenza per una vasta popolazione e per l’encomiabile personale del vecchio presidio ospedaliero “S. Vito e S. Spirito” all’interno del centro storico. Con un semplice confronto si vede subito come vanno diversamente le cose purché non si tratti di meridione d’Italia e di Sicilia: a Legnano in provincia di Milano cominciò a febbraio del 2001 l’iter per realizzare il nuovo nosocomio, che fu poi inaugurato il 4 febbraio 2010, esattamente dopo nove anni.
L’attuale ospedale è in una struttura edilizia antiquata che risale al XVII secolo. Nonostante rimaneggiamenti e ampliamenti, è penalizzato dall’antica, complessa e difficile, rete viaria circostante; e l’accesso avviene addirittura attraverso un angusto tunnel ad arco con volta a botte: bello forse da vedere, ma anche roba da terzo mondo tenuto conto che vi risulta arduo, se non con peripezie, il passaggio di un’autoambulanza. Tutto ciò accade mentre medici e infiermieri si adoperano con grande professionalità, nei vari reparti, con risultati che, nonostante le difficoltà della struttura, hanno e meritano ampio riconoscimento.







